Il Clan del terrore – Regia di Jacques Tourneur (1964)
-
Il Clan del terrore in streaming
mediateca comunisti
Sottotitolato anche in italiano - selezionare nella parte superiore CC - Subtitles
Debtocracy International Version di BitsnBytesjavascript:void(0)
Debtocracy International Version di BitsnBytesjavascript:void(0)
-
La Resistenza non si arresta!
Comunisti, insieme per l'opposizione di classe e l'alternativa di sistema** Laboratorio politico animato dai sostenitori della terza mozione del PRC, dai Comunisti Uniti e dei compagni del PdCI e della diaspora della provincia di Roma interessati a costruire un’area di dibattito e iniziativa politica trasversale alle attuali appartenenze organizzative
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
Odio chi non parteggia, odio gli indifferenti
L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. È la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l’intelligenza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo? Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime. Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti”.
Antonio Gramsci
Antonio Gramsci




Iniziative lodevoli e giuste. Mi riferisco in particolare al mantenimento dell'acqua pubblica e alla lotta contro il lavoro precario. Purtroppo, non ci resta altro in questa vita: VIVERE e lottare per avere un lavoro dignitoso; mangiare, bere, divertirsi e fare sesso come conigli (sempre usando la pillola o il preservativo). Tanto prima o poi, ricchi o poveri dovremo finire in una tomba sotto terra.
Mi domandavo però, se vivere solamente per ottenere queste cose è abbastanza per dare senso alla vita di un essere umano ?
A me sembra di rimanere comunque imprigionato in una società che ha creato dei beni illusori (piaceri e godimenti di ogni genere) per ognuno di noi. Questa società dice in maniera subliminale ma anche direttamente: Sarai felice e apprezzato da tutti "SE" prendi la laurea e trovi un bel lavoro che ti permetta di fare soldi e di appartenere ad un elevato ceto sociale; sarai felice e apprezzato da tutti "SE" ti sposi e avrai dei figli, sempre per far parte di un certo livello sociale insieme ad altre coppie; sarai felice "SE" sarai capace di farti molti amici e la tua vita non rimarrà nell'anonimato; sarai felice SE....
questa società ha imposto delle condizioni per essere amati e felici. È come se ci fossero dei paletti invisibili dai quali uno non può uscire che mi rendono schiavo e creano una dipendenza. Secondo me bisogna mettere al primo posto l'essere umano nella sua totalità; e il suo desiderio più intimo di dare un senso alla vita, alla sofferenza e alla morte.
Avevo qualcosa da dire :)
Saluti, Fabio